PRP endovenoso: cosa mostra davvero finora la ricerca sull’IV-PRP
Il plasma ricco di piastrine è noto soprattutto per le applicazioni locali. Molto meno studiato è invece l’uso endovenoso del PRP o di preparati da esso derivati. Un’analisi attenta dei dati sull’uomo mostra un campo di ricerca piccolo ed eterogeneo, oltre a una distinzione fondamentale che nelle discussioni sull’“IV-PRP” viene facilmente trascurata.
Il punto decisivo, prima di tutto
Il principale studio di fase I/II pubblicato sull’aaPRP endovenoso non ha studiato l’infusione di un PRP classico ricco di piastrine. Il PRP è stato attivato con calcio, il coagulo di fibrina è stato rimosso e il prodotto rimanente è stato somministrato per via endovenosa dopo diluizione con soluzione salina.
Gli autori hanno documentato 0 piastrine somministrate nel prodotto finale effettivamente infuso. I risultati ottenuti con questa preparazione non possono quindi essere trasferiti automaticamente alla somministrazione endovenosa di PRP classico. [1]
Che cos’è il PRP – e perché la definizione è così importante nell’IV-PRP?
PRP significa plasma ricco di piastrine. Viene preparato dal sangue del paziente. A seconda del metodo di preparazione possono variare notevolmente la concentrazione piastrinica, il contenuto di leucociti, gli eritrociti residui, l’anticoagulante, il volume e l’eventuale attivazione.
Le piastrine contengono molecole biologicamente attive come PDGF, TGF-β e VEGF. Dopo l’attivazione vengono rilasciate numerose molecole di segnalazione. Questo rende i preparati piastrinici biologicamente interessanti, ma non significa che ogni prodotto derivato dal PRP abbia le stesse proprietà o lo stesso effetto clinico.
Perché si studia una somministrazione sistemica?
L’ipotesi di ricerca si basa meno sull’idea che piastrine concentrate circolino semplicemente in tutto l’organismo e più sulle molecole liberate durante l’attivazione piastrinica. Tra queste vi sono fattori di crescita, citochine e altre proteine regolatorie.
Fattori di crescita
PDGF, VEGF, TGF-β e altri mediatori partecipano a numerosi processi cellulari.
Segnalazione sistemica
Si studia se i fattori rilasciati possano produrre effetti biologici misurabili dopo somministrazione sistemica.
Meccanismo ≠ terapia
La plausibilità biologica o le variazioni dei biomarcatori non dimostrano un beneficio clinico.
Quali studi sull’uomo esistono realmente?
La letteratura diretta sull’uomo relativa al PRP endovenoso o all’aaPRP è limitata. I lavori più importanti provengono in gran parte dallo stesso ambiente di ricerca e affrontano quesiti diversi. Questo è rilevante per l’interpretazione: più pubblicazioni non equivalgono automaticamente a più conferme indipendenti.
COVID-19 grave · Fase I/II
Dieci pazienti in terapia intensiva hanno ricevuto aaPRP oltre al trattamento standard dell’epoca. Nove sono stati trasferiti dalla terapia intensiva a un reparto ordinario; un paziente è deceduto per insufficienza cardiaca. Lo studio era aperto e l’analisi pubblicata non disponeva di un gruppo di controllo adeguato. [1]
COVID-19 · IL-1β e ossigenazione
Sono stati valutati tre pazienti gravi e quattro critici. I risultati differivano nettamente tra i gruppi; il numero molto ridotto di casi non consente conclusioni solide sull’efficacia. [2]
Osservazione di sicurezza
611 pazienti hanno ricevuto complessivamente 4.244 somministrazioni endovenose di aaPRP. Nelle cartelle cliniche non sono state documentate reazioni allergiche, infezioni o problemi della coagulazione correlati all’aaPRP. I pazienti con malattie tromboemboliche erano esclusi. [3]
Soggetti sani · biomarcatori
Un piccolo studio ha confrontato sei persone trattate con aaPRP con tre controlli e ha analizzato PDGF e VEGF. Fornisce dati meccanicistici sui biomarcatori, ma non prove di un effetto clinico del trattamento. [4]
Paralisi cerebrale · case report
Nel 2015 è stata descritta la somministrazione endovenosa di 25 ml di PRP concentrato a un bambino di sei anni. Un singolo caso non può dimostrare né efficacia né sicurezza generale. [5]
I dati sulla COVID-19 analizzati più da vicino
Lo studio di fase I/II con dieci pazienti è interessante come primo studio di fattibilità. Allo stesso tempo, i pazienti hanno ricevuto, tra gli altri trattamenti, ossigeno, desametasone, favipiravir, antibiotici ed eparina. Senza un gruppo di confronto adeguato non è possibile determinare quale parte dell’andamento clinico sia attribuibile all’aaPRP. [1]
L’incertezza è ancora più evidente nel secondo studio pilota con sette pazienti. Nei tre pazienti classificati come “gravi” il valore medio di IL-1β è diminuito, mentre è aumentato nei quattro pazienti “critici”. Tre dei quattro pazienti critici sono deceduti. Il rapporto PaO₂/FiO₂ è migliorato nel complesso dei pazienti, mentre il Lung Injury Score non è migliorato in modo significativo. [2]
Importante per l’interpretazione
I dati sulla COVID-19 acuta grave non dimostrano efficacia nel Long COVID. L’infezione acuta grave e le sindromi post-acute sono situazioni cliniche differenti.
Quanto è avanzata l’evidenza?
Una semplice distinzione tra dati sperimentali, piccoli studi sull’uomo e una terapia realmente consolidata aiuta a inquadrare correttamente lo stato attuale della ricerca.
Verifica interattiva dell’evidenza: cosa è supportato per le singole indicazioni?
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COVID-19 acuta grave
Long COVID
0 · nessuna evidenza diretta robusta identificata
I dati di piccoli studi sulla COVID-19 acuta grave non possono essere trasferiti al Long COVID. Nella letteratura valutata per questo articolo non è stata identificata un’evidenza clinica robusta per l’IV-PRP come trattamento del Long COVID.
Paralisi cerebrale
D · singolo caso
Un case report pubblicato descrive la somministrazione endovenosa di 25 ml di PRP a un bambino. Si tratta di un’osservazione clinica, non di una prova di efficacia. [5]
Malattia di Parkinson
0 · nessuna evidenza robusta di monoterapia IV-PRP
Alcuni lavori combinano il PRP con altre procedure rigenerative o utilizzano altre vie di somministrazione. Da questi dati non si può dedurre l’efficacia di una monoterapia endovenosa classica con PRP nel Parkinson.
Sclerosi multipla
E · prevalentemente indiretta/preclinica
I lavori rilevanti riguardano soprattutto modelli preclinici o altre vie di somministrazione. Non forniscono un’evidenza clinica robusta per l’IV-PRP.
Malattia di Alzheimer
0 · non dimostrato
La ricerca su plasma, plasmaferesi o altri emoderivati non equivale alla ricerca sul PRP. Non esiste un’evidenza clinica robusta di una terapia IV-PRP efficace nell’Alzheimer.
Artrite reumatoide, lupus e tiroidite di Hashimoto
E/0 · dati locali o nessuna evidenza IV diretta
Nell’artrite reumatoide esistono studi su iniezioni intra-articolari locali di PRP. Questi dati non dimostrano un’immunoterapia sistemica. Nella letteratura valutata non è stata identificata un’evidenza diretta robusta di IV-PRP per lupus o tiroidite di Hashimoto.
Fibromialgia
0 · non dimostrato
Non è stata identificata un’evidenza clinica robusta per il PRP endovenoso come trattamento della fibromialgia.
Anti-aging e “ringiovanimento” sistemico
0 · speculativo
La ricerca estetica locale sul PRP non dimostra rigenerazione sistemica degli organi, rallentamento dell’invecchiamento biologico generale o prevenzione di malattie neurodegenerative mediante IV-PRP.
Miglioramento della performance sportiva
E · dati locali non trasferibili
In medicina dello sport il PRP è stato studiato soprattutto localmente per indicazioni muscoloscheletriche. Ciò non dimostra un aumento sistemico della performance mediante somministrazione endovenosa.
Sicurezza: cosa sappiamo – e cosa non sappiamo?
La più ampia serie pubblicata sulla sicurezza dell’IV-aaPRP comprendeva 611 pazienti e 4.244 somministrazioni. Gli autori non hanno documentato reazioni allergiche, infezioni o problemi della coagulazione correlati all’aaPRP. È un segnale osservazionale rilevante, ma non una prova definitiva di sicurezza. [3]
Cosa supporta lo studio
- un’osservazione pratica della sicurezza più ampia rispetto ai piccoli studi di efficacia
- nessun evento corrispondente correlato all’aaPRP documentato nelle cartelle cliniche analizzate
- prodotto finale senza piastrine rilevabili dopo la preparazione
Cosa non si può concludere
- nessun confronto randomizzato sulla sicurezza
- i pazienti con malattie tromboemboliche erano esclusi
- nessuna trasferibilità automatica al PRP endovenoso classico ricco di piastrine
- nessuna prova di efficacia terapeutica
“Autologo” o “proveniente dal proprio sangue” non significa automaticamente “privo di rischi”. Prelievo, lavorazione in sistema aperto o chiuso, sterilità, composizione e via di somministrazione sono fattori di sicurezza distinti.
Perché la standardizzazione del PRP è così importante
Anche nelle applicazioni locali del PRP, molto meglio studiate, la confrontabilità tra gli studi è limitata. Una revisione sistematica di 75 studi randomizzati con 5.726 partecipanti ha evidenziato notevoli differenze nella preparazione e nell’applicazione. [6]
Un’altra analisi sistematica di 124 studi sul PRP muscoloscheletrico ha rilevato che solo 15 studi – il 12,1% – descrivevano il protocollo di preparazione con chiarezza sufficiente da renderlo riproducibile; solo il 26,6% quantificava la composizione del prodotto PRP finale. [7]
Cosa contiene il preparato?
Piastrine, leucociti ed eritrociti devono essere quantificati.
Come è stato prodotto?
Centrifugazione, anticoagulante, volume e attivazione influenzano il prodotto finale.
Cosa è stato realmente somministrato?
Nella ricerca IV è essenziale caratterizzare il preparato finale infuso.
A che punto è la ricerca nel 2026?
Nella letteratura valutata per questo articolo fino al 01.09.2026 non esiste ancora un ampio insieme di studi randomizzati di alta qualità e replicati indipendentemente che confermi l’IV-PRP come terapia sistemica consolidata per indicazioni neurologiche, autoimmuni, infiammatorie croniche o anti-aging.
Cosa potrebbe diventare più interessante del “PRP endovenoso”?
Dal punto di vista scientifico, l’attenzione potrebbe spostarsi sempre più dalla definizione generica “PRP” verso prodotti piastrinici meglio definiti. Tra questi rientrano platelet releasates, lisati o altre frazioni acellulari. In linea di principio, tali preparati possono essere caratterizzati in modo più preciso rispetto a un prodotto indicato genericamente come PRP.
Ciò non significa che per tali applicazioni sistemiche sia già stato dimostrato un beneficio clinico. Descrive piuttosto una possibile direzione della ricerca: da una definizione imprecisa del prodotto verso composizione, dose, farmacocinetica ed endpoint clinici chiaramente definiti.
Un campo di ricerca interessante – non ancora una terapia sistemica consolidata con PRP
Gli studi sull’uomo disponibili mostrano che applicazioni endovenose di PRP o derivati di PRP attivato sono state effettivamente studiate. Tuttavia, la base di evidenze è piccola, eterogenea e in parte concentrata in pochi gruppi di ricerca.
È particolarmente importante distinguere tra PRP classico ricco di piastrine e preparati aaPRP ulteriormente lavorati. Nello studio centrale di fase I/II sulla COVID-19, il prodotto finale somministrato per via endovenosa non conteneva piastrine rilevabili.
Lo stato attuale della ricerca non giustifica quindi affermazioni generali su “rigenerazione sistemica”, anti-aging, modulazione immunitaria o trattamento di malattie neurologiche e croniche mediante IV-PRP. Sono necessari studi controllati sull’uomo, replicati indipendentemente e con preparati chiaramente caratterizzati.
Domande frequenti
L’IV-PRP è una terapia standard consolidata?
No. L’uso endovenoso di PRP o preparati derivati dal PRP per le indicazioni sistemiche discusse qui deve essere considerato un campo di ricerca sperimentale.
Nello studio IV più importante è stato infuso PRP classico?
No. Nello studio di fase I/II sulla COVID-19 il PRP è stato attivato con calcio, il coagulo di fibrina è stato rimosso e il preparato rimanente è stato infuso con 100 ml di soluzione salina. Gli autori hanno documentato 0 piastrine somministrate nel prodotto finale. [1]
È stata dimostrata un’efficacia nel Long COVID?
No. I piccoli studi sull’aaPRP riguardano pazienti con COVID-19 acuta grave o critica. Non dimostrano efficacia nel Long COVID.
La somministrazione IV è sicura perché il prodotto è autologo?
L’origine autologa riduce alcuni rischi immunologici e infettivi rispetto agli emoderivati da donatore, ma non rende automaticamente il trattamento privo di rischi. Preparazione, sterilità, composizione e via di somministrazione restano rilevanti.
Fonti scientifiche selezionate
- Karina K et al. Phase I/II Clinical Trial of Autologous Activated Platelet-Rich Plasma (aaPRP) in the Treatment of Severe Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Patients. International Journal of Inflammation. 2021. DOI: 10.1155/2021/5531873. PMID: 34306612.
- Karina K et al. The Effect of Intravenous Autologous Activated Platelet-Rich Plasma Therapy on “Profibrotic Cytokine” IL-1β Levels in Severe and Critical COVID-19 Patients: A Preliminary Study. Scientifica. 2021. DOI: 10.1155/2021/9427978. PMID: 34306796. Corrigendum published 2023.
- Karina K et al. Evaluating the Safety of Intravenous Delivery of Autologous Activated Platelet-rich Plasma. Journal of Health Sciences. 2021;11(2):61–65. DOI: 10.17532/jhsci.2021.1276.
- Karina K et al. Evaluation of plasma PDGF and VEGF levels after systemic administration of activated autologous platelet-rich plasma. Biomedicine. 2021;41(2 Suppl):409–412. DOI: 10.51248/.v41i2.1047.
- Alcaraz J, Oliver A, Sánchez JM. Platelet-Rich Plasma in a Patient with Cerebral Palsy. American Journal of Case Reports. 2015;16:469–472. DOI: 10.12659/AJCR.893805. PMID: 26185982.
- Systematic Review of Platelet-Rich Plasma in Medical and Surgical Specialties: Quality, Evaluation, Evidence, and Enforcement. Journal of Clinical Medicine. 2024. PMID: 39124838.
- Lim et al. Most Orthopaedic Platelet-Rich Plasma Investigations Don’t Report Protocols and Composition: An Updated Systematic Review. Arthroscopy. DOI: 10.1016/j.arthro.2024.03.021. PMID: 38522650.